Molino Stucky

Affacciandoci sul Canale della Giudecca, scorriamo con lo sguardo la sua estensione, partendo dalla nostra destra. Il lembo di terra che costituisce l’estremità occidentale dell’isola della Giudecca, è Sacca Fisola, ottenuta bonificando parte della Laguna e popolata da 1.500 residenti .Affianco ad essa, spicca l’imponente complesso del Molino Stucky, uno degli esempi più significativi di architettura industriale ed annoverato tra i più bei mulini italiani, fu eretto a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento grazie alla felice intuizione dell'imprenditore veneziano Giovanni Stucky, che capì come l'accesso via mare fosse un fattore chiave per un'attività di tipo industriale.Demoliti la chiesa ed il convento di San Biagio e Cataldo, il primo edifico in laterizi di colore rosso risale al 1882. Nel 1895, Stucky incaricò l'architetto tedesco Ernst Wullekopf di trasformare e ingrandire la costruzione. Wullekopf incorporò la struttura originale nel nuovo complesso, e l'anno successivo, ad opera finita, il Molino si presentava ancor più ricco grazie all'aggiunta della torre, del deposito di farina e dell'elegante facciata neo-gotica.

Da quel momento lo stabile sperimentò numerosi ampliamenti per aumentarne la capacità produttiva. In pochi anni con la costruzione di un pastificio e del silos, il complesso arrivò a ricoprire un'area di oltre 30.000 mq nel quale si producevano circa 50 tonnellate di farina al giorno.L’attività era intensa e fiorente soprattutto grazie alla tecnologia d’avanguardia di cui il mulino disponeva che, sfruttando un meccanismo fisico di caduta dall’alto, permetteva di trasferire il grano, dalle navi, direttamente al processo interno di macinazione.Nel periodo di massimo splendore, in esso erano occupati 1.500 operai con turni che si avvicendavano ininterrottamente 24 ore su 24 portando quindi un grosso contributo economico alla città di Venezia.Con i due conflitti mondiali, l'incalzare della concorrenza dalla terraferma e la morte di Giovanni Stucky, il Molino entrò in una fase di lenta crisi che portò nel 1955 alla cessazione dell'attività e alla chiusura di un capitolo di successi economici che lo avevano sino ad allora contraddistinto.

Nel 1988, il ministero per i beni culturali, decise di apporre il vincolo su tutta la struttura e stabilì nel 2002, la sua trasformazione in un complesso alberghiero, culturale e residenziale.

Il mantenimento del nome e dell’architettura, nonostante l’incendio del 2003 e l’accurato studio filologico della struttura industriale, sono stati fattori determinanti nel progetto di ristrutturazione.